Il cielo era grigio, le nuvole pesanti e colme di neve, il vento gelido sferzava i volti. I finestrini della macchina erano tutti appannati a causa dei nostri respiri, in quello spiazzo in cui nessuno poteva vederci. Ma da lì noi potevamo vedere tutto: le cime degli alberi, le montagne innevate, il lago increspato. Faceva freddo, e noi lì, a bere tè bollente su quel sedile posteriore, a fare i disegnini con le dita sui vetri appannati, a sorridere con gli occhi prima che con le labbra, invisibili sotto le nostre sciarpe pesanti. Sotto al plaid pesante, mentre i nostri respiri formavano delle nuovolette bianche al sapore di tè alla cannella.
Faceva freddo, ma a noi non importava. E sotto al maglione, alla giacca pesante, ai guanti, sotto al rossore delle nostre guance e delle nostre mani, noi immaginavamo la Francia. Un paesino a sud di Parigi, un caminetto caldo, una coperta. Leggere un buon libro, apprezzare la musicalità delle parole. Correre tra le foglie rosse del tardo autunno. La semplicità delle piccole cose ordinarie, di una cioccolata calda, della canzone giusta al momento giusto. Eppure quel pomeriggio eravamo lì, in quella radura da cui godevamo di un panorama mozzafiato, a guardarci negli occhi, a preoccuparci della punta del naso gelata. Non c'era la Francia e nemmeno la cioccolata, non c'era il caminetto ed in quella macchina si gelava. Ma, nonostante tutto, noi immaginavamo di essere altrove, di immergere le nostre labbra in altre tazze bollenti, di sentire altri venti sibilare attraverso le foglie degli alberi.
persino Pan si direbbe vinto, a giudizio di Arcadia.
lunedì, novembre 09, 2009
giovedì, ottobre 22, 2009
Langsam, Woyzeck, langsam!
Quando si dice che la scuola apre la mente. In questi giorni mi sento come l'Hauptmann nel Woyzeck, penso allo scorrere del tempo. E ci penso anche ora, ma a differenza dell'Hauptmann sono felice. Felice, si. Perchè la pioggia batte contro il vetro dell'enorme finestra che ho davanti, ed è autunno, e fuori fa freddo ma io non lo sento. Pomeriggio perfetto, a modo, ritemprante. Bevo tè speziato, allungo le gambe sul materasso, sposto il lenzuolo sfatto. La luce è avvolgente nella stanza, i miei capelli sono rosso fuoco ed è nero il mollettone che li doma. So che stare a piedi nudi con questo raffreddore non è il massimo, ma non mi importa, perchè io ora sto bene. Sto bene! Scrivo con un portatile non mio, su un letto non mio, con addosso una camicia da uomo azzurra, non mia. E dall'altra stanza si sente il rumore dell'acqua nella doccia, ed io sono così felice.
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