Ritrovarsi in una stanza piena di vetri rotti e camminare a piedi nudi, ecco come ci vedevo stanotte. Vedevo noi che raccoglievamo i vetri e ci sfregiavamo i volti e le mani e i petti e le gambe, sentivo la gente che urlava. La gente, la classica gente da sabato sera di provincia qui, che ruota sempre intorno agli stessi locali, la classica gente che si è messa ad urlare e a chiamare soccorso senza capire il nostro sfogo liberatorio e permeato di noi, fatto di me e te, solo me e te.
E poi a rincorrerci per corridoi infiniti con le bocche piene di marmellata di pesche (che tu odi) e bere bicchieri colmi di latte (che io odio), ed uscire nei giardini in fiore con la primavera che ci chiama per nome.
persino Pan si direbbe vinto, a giudizio di Arcadia.
martedì, marzo 23, 2010
giovedì, marzo 04, 2010
There there.
farsi venire il mal di testa è la moda del momento nel ridente paesino sopra il fiume, quello in cui non mi azzarderei a mettere la mano per paura che mi si sciolga. che poi in realtà guidare con la pioggia è rilassante e le strade del ridente paesino se bagnate di pioggia sembrano così english.
ma poco male. l'imminente esame mi spinge a cercare film ungheresi sottotitolati in tedesco e a non trovarli, a leggere romanzi in tedesco e a non trovarli. peccato che il tedesco non sia la mia lingua preferita, o meglio lo sarebbe se non mi fosse stata imposta per anni come una mannaia che pende sul collo. quindi, dicevo, non lo è: preferisco piuttosto.. non lo so nemmeno io. die Grenzen deiner Sprache sind die Grenzen deiner Welt, liberamente citato.
i fratelli Karamàzov giacciono sul mio comodino e profumano di libro antico, vissuto, degno. confido di poterli leggere tra tre anni in lingua originale, è il mio obiettivo anche se non quello principe-principale-prinzipal.
ma poco male. l'imminente esame mi spinge a cercare film ungheresi sottotitolati in tedesco e a non trovarli, a leggere romanzi in tedesco e a non trovarli. peccato che il tedesco non sia la mia lingua preferita, o meglio lo sarebbe se non mi fosse stata imposta per anni come una mannaia che pende sul collo. quindi, dicevo, non lo è: preferisco piuttosto.. non lo so nemmeno io. die Grenzen deiner Sprache sind die Grenzen deiner Welt, liberamente citato.
i fratelli Karamàzov giacciono sul mio comodino e profumano di libro antico, vissuto, degno. confido di poterli leggere tra tre anni in lingua originale, è il mio obiettivo anche se non quello principe-principale-prinzipal.
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